“Fermati, rallenta. Guarda cosa stai perdendo!”

intervista di Giulia Desogus (Cagliari, Italia)

Intervista a Davide Siddi: pittore, acquerellista e paesaggista

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Ciao Davide, grazie per averci concesso di intervistarti. Come sai “La Città Nuda” si occupa da un po’ di tempo di intervistare giovani artisti che hanno fatto della loro passione e della loro impressionante qualità, un lavoro. Abbiamo conosciuto le tue opere attraverso internet e abbiamo subito pensato di conoscerti. Inizierei con una domanda che può sembrare banale, ma in se racchiude, a mio parere, diverse connotazioni che rendono la risposta, una delle più difficili. Che cos’è l’arte?

Davide Siddi: In effetti non è semplicissimo rispondere a questa domanda, soprattutto oggi che si è convinti che tutto possa essere arte; la risposta non può che essere soggettiva. Per quel che mi riguarda credo che l’arte sia una delle più elevate forme espressive dell’essere umano, l’arte è l’uomo che si interroga e si specchia in se stesso. Non mi sento legato all’arte più diffusa, a quella che i mass media ci hanno obbligato ad accettare, non ho mai creduto nell’arte che va spiegata, che solo pochi possono capire, nemmeno in quell’arte (oggi tanto di moda) che deve a tutti i costi sbalordire, stupire o polemizzare con atteggiamenti tanto radicali quanto, a mio parere, privi di alcuna valida riflessione, vuoto rumore. Per me l’arte è tutt’altra cosa, l’artista, come lo intendo io, è una figura decisamente diversa dal comune stereotipo del bohemien eccentrico. Chi fa arte ha la responsabilità di restituire alla società in cui vive un messaggio, una possibile riflessione, l’artista non rappresenta un’élite intellettuale chiusa in una torre d’avorio, l’artista è una persona come tutte le altre, ma con una sensibilità diversa ed è proprio questa sensibilità a renderlo responsabile nei confronti di chi artista non è. Chiunque si definisca artista senza sentirne la responsabilità ci sta prendendo in giro…

Le tue opere richiamano, senza dubbio, un mondo passato sia per la tipologia sia per il materiale. Raccontaci come e quando hai capito che questa era la tua strada.

Davide Siddi: Credo che sia una di quelle cose da cui non ci si può sottrarre, mi sembra presuntuoso chiamarla vocazione, ma senza dubbio è il termine che più si avvicina. Ho sempre sentito non solo il desiderio, ma la necessità di disegnare, per poi capire, disegno dopo disegno, che si trattava di  un modo per esprimere qualcosa.

Non sapevo che sarebbe diventata la mia strada, sentivo solo il bisogno urgente di disegnare e dipingere. In seguito con le prime mostre e la vendita delle prime opere ho realizzato che il mio bisogno di arte forse sarebbe potuto diventare la mia strada, il mio lavoro, così ho deciso di intraprendere questo contorto percorso professionale.

Quando hai capito che la tua arte poteva diventare un lavoro avevi, in qualche modo, pianificato la cosa o è successo in modo inaspettato? 

Davide Siddi: Entrambe le cose.

Ho sempre amato disegnare e dipingere, ma entrato al liceo classico ho dovuto lasciare per dedicarmi allo studio, l’ultimo anno delle superiori ho ripreso in mano le matite e spesso mi capitava di lavorare ai miei disegni proprio durante le ore di lezione. Il mio compagno di banco, ancora oggi uno dei miei più cari amici, mi suggerì di presentarli al pubblico e mi convinse ad esporre una decina di pezzi. Spinto dal suo consiglio organizzai una piccola mostra e andò bene! Oltre a vendere tutte le opere (all’epoca poco più di disegni) ricevetti anche alcune commissioni.

Dopo questa esperienza capii che la mia passione avrebbe potuto trasformarsi in qualcosa di più e capii che perché potesse succedere avrei dovuto pianificare bene i miei passi. Consapevole dei miei limiti passai i successivi tre anni a studiare da autodidatta disegno e pittura, tanti libri e tante ore di pratica e sperimentazione, tanti viaggi per andare a studiare dal vero le opere dei più grandi pittori; durante questo periodo non ho mai smesso di esporre i progressi del mio lavoro. Studiando pittura mi resi conto che una delle principali attività di tutti i più grandi maestri della storia dell’arte, subito dopo la pittura, è sempre stato l’insegnamento, così, imparate le tecniche, cominciai a mettermi in gioco nella trasmissione di quanto avevo appreso. Sorprendentemente imparai molto di più durante le ore di docenza che durante quelle passate sui libri.

Ora il mio lavoro continua a essere pianificato, ma ogni giorno non smette di stupirmi con tante inaspettate nuove possibilità decisamente non calcolate!

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Gli spazi vengono rappresentati nelle tue opere come un ricordo romantico. Sono definiti non solo dal soggetto che rappresenti ma soprattutto dal colore che gli doni. Come ti rapporti con l’oggetto da rappresentare, sia questo una città o essere umano?

Davide Siddi: Renato Guttuso diceva che “la pittura è una lunga fatica di imitazione di ciò che si ama”, credo che nessuna frase sia più adatta a caratterizzare il lavoro di un pittore, specialmente se figurativo.

Credo che un pittore sia per indole una persona perennemente innamorata, può passare ore intere di fronte ad un angolo di città in cui nessuno si ferma, semplicemente perché in quel punto preciso ha visto una rifrazione di luce che vorrebbe catturare, ha visto il bello nel quotidiano, ha visto una luce diversa nella banalità generale. E la bellezza che vede non dipende dall’estetica del soggetto, ma dai suoi occhi, la vede anche nelle cose più impensabili: proprio poche settimane fa ho visto un’opera di un acquerellista americano che ha rappresentato una cassetta della posta arrugginita, un quadro innegabilmente bellissimo, affascinante nonostante il soggetto.

Credo che sia questo il compito principale di un artista nei confronti del mondo in cui vive: deve mostrare al mondo la bellezza proprio dove tutti passano dritti, le sue opere devono gridare “Fermati, rallenta. Guarda cosa ti stai perdendo!”.

Perché l’acquarello?

Davide Siddi: La scelta della tecnica in realtà è stata abbastanza casuale, gli acquerelli sono stati i primi con cui ho iniziato a dipingere, mi sono piaciuti e ormai questa è la tecnica che mi accompagna da nove anni. Col tempo ho imparato a conoscere meglio tutte le potenzialità della pittura ad acqua, in particolare amo la possibilità di partire da una leggerezza di colore quasi impercettibile per poi arrivare, dove occorre, al nero più scuro.

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Come nasce una tua opera? Cos’è per te l’ispirazione?

Davide Siddi: L’opera in realtà rappresenta solo la punta dell’iceberg e non è altro che la fase finale di un lungo processo di realizzazione. Il mio lavoro potrebbe essere suddiviso in tappe: innamoramento o ricerca del soggetto, studio approfondito del soggetto composto da studi, bozze e schizzi, realizzazione del disegno, acquerello o pittura.

Non solo pittore ma anche Maestro. Hai fondato insieme a Antonello Pintus L’accademia d’Arte Santa Caterina: Quali consigli potresti dare ai giovani pittori che vogliono migliorare le loro capacità?

Davide Siddi: Credo che l’unico elemento fondamentale per intraprendere la carriera artistica sia la consapevolezza di ciò che si sta facendo. Credo che sia fondamentale dimenticarsi dell’arte come mestiere alternativo in cui basta l’estro per svoltare, in cui due macchie sulla tela o sul foglio ti fanno diventare artista e accedere ai più grandi musei, bisogna insomma dimenticarsi dell’arte come ce l’hanno sempre raccontata.

L’arte è soprattutto un sacrificio quotidiano, chi sceglie questa strada deve prima di tutto prendere consapevolezza dei sacrifici che questa scelta comporta e deve sapere che dovrà lavorare tutti i giorni, non esistono le crisi creative, c’è solo tanto lavoro e tanta volontà. Antonello Pintus ripete sempre ai suoi studenti che il suo corso di pittura a olio in realtà è una “palestra” di pittura, perché come in palestra bisogna esercitarsi tutti i giorni, più ore al giorno e ogni giorno faticare.

Abbiamo fondato l’Accademia proprio per trasmettere questi principii e a ottobre attiveremo un corso triennale di pittura aperto ai giovani che vogliono diventare pittori, per chi parteciperà saranno tre anni impegnativi, ma senza dubbio gratificanti!

Una volta capito che la pittura è fatica e si è disposti a faticare, bisogna avere un’incondizionata fiducia in se stessi e cominciare un percorso da cui, almeno all’inizio, tutti cercheranno di farti deviare.

In particolare, c’è qualche libro o artista che ti ha aiutato e ispirato nella tua formazione professionale?

Davide Siddi: Caravaggio senza dubbio rimane per me è il maestro che esercita il maggior fascino, anche se forse non si riscontra nelle mie opere, quello che più trovo interessante è l’approccio che aveva nel mettere sotto gli occhi dei contemporanei quella che era la quotidianità della sua epoca. Oltre l’indubbia qualità pittorica quello che ancora oggi mi sorprende di Caravaggio è come sia riuscito a utilizzare la pittura come strumento sociale.

Per la mia tecnica nello specifico mi sono ispirato alle scuole di acquerello inglesi, francesi e olandesi, ho ricercato i diari degli artisti, i loro studi e abbinando le testimonianze di quei grandi pittori, quasi per nulla conosciuti, al continuo esercizio e alla sperimentazione pratica delle tecniche, mi sono avvicinato al loro modo di dipingere e questo è anche il tipo di acquerello che insegno in Accademia.

Attualmente lavori ed esponi in diverse città Italiane. Qual è il tuo rapporto con la città madre? Come viene visto il tuo lavoro a Cagliari?

Davide Siddi: A Cagliari manca la figura del pittore professionista. Questo porta  a non capire l’opera e il lungo processo che la precede: ogni volta che qualcuno mi commissiona un ritratto o un’opera spesso rimane stupito da tutto il lavoro che c’è prima di iniziare anche solo il disegno. Per esempio ogni tanto viene in studio qualcuno con una foto già stampata, scattata in contesti del tutto casuali e mi chiede di realizzarne un ritratto, allora spiego in cosa consiste il mio lavoro: cercare di conoscere la persona che devo ritrarre, conoscere il suo carattere e le sue passioni, poi studiare quale posa potrebbe essere più utile a rappresentare non la persona ma la personalità o il carattere di chi ritraggo, realizzo degli studi e li analizzo insieme al cliente, ne discutiamo, faccio altre bozze altri disegni, comincio a studiare la luce del futuro dipinto, troviamo insieme l’immagine più adatta e scattiamo le foto durante una seduta di posa che in genere non dura meno di un’ora, solo allora comincio a disegnare l’opera e infine a dipingerla. Quando consegno il quadro finito quasi sempre mi sento dire: “Non credevo che per un dipinto ci volesse tanto lavoro”.

Per saperne di più:

Su Davide Siddi:

http://www.davidesiddi.com/

Le opere e il libro intitolato “Quaderni Cagliaritani” edito AmicoLibro che sarà disponibile entro giugno:

https://www.facebook.com/pages/Davide-Siddi/51683477800

Accademia di Santa Caterina:

http:/www.accademiadartesantacaterina.com/

Le immagini sono riprese dall’ Atelier di Davide Siddi, la foto è  uno scatto di Giorgia Corti

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Immagine1Davide Siddi Pittore, acquerellista e paesaggista

Segui Giulia su Twitter:  @8zu_lu9


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